Famiglia aretina vince causa civile nel decennale della morte del figlio, la Corte Civile d’Appello di Firenze quantifica la responsabilità del datore di lavoro 340mila euro. L’incidente in cui morì a 28 anni Stefano Menci avvenne il 7 maggio 2003. Il giovane perse la vita sul camion che stava guidando, ribaltatosi nei pressi di Tavernelle di Anghiari. Subito dopo il tragico incidente, iniziò l'iter giudiziario con l'accusa di omicidio colposo a carico del datore di lavoro assolto dai successivi processi. Accanto al filone penale, quello civile che, in primo grado, si allineò al penale, assolvendo il datore di lavoro in base al principio che, se non vi erano responsabilità penali, non vi erano neppure responsabilità civili. La Corte d'Appello civile di Firenze, nella sentenza pronunciata a fine marzo, ha invece ribaltato la sentenza di primo grado accertando responsabilità liquidate in 150mila euro per genitore e 40mila euro per il fratello. Le responsabilità, secondo i giudici della Corte d'Appello civile di Firenze, starebbero nella mancata istruzione del giovane autista, da parte del datore di lavoro, su come caricare il camion. A provocare l'incidente sarebbe stato infatti proprio lo spostamento del carico che avrebbe mandato il pesante mezzo fuori equilibrio causandone l'uscita di strada e la conseguente morte del 28enne. La famiglia è stata assistita dall'avvocato Silvia Colaianni.