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“Il Principe” di Machiavelli e la sua intramontabilita’

Nel cinquecentenario oggi il convegno al Campus del Pionta

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Si svolge oggi, presso il Dipartimento di Scienze della Formazione, Scienze Umane e della Comunicazione dell’Università di Arezzo, la giornata di studi sulla celeberrima opera “Il Principe” di Machiavelli. Proprio il 10  Dicembre del 1513, Niccolò Machiavelli scrisse all’amico Vettori per comunicargli che aveva terminato la stesura della sua opera più famosa. Un’opera che ha influenzato, nel corso dei secoli, il pensiero filosofico mondiale, dando vita a un’ antropologia della politica capace di decostruire i meccanismi più sottili che muovono gli uomini nella ricerca e nella lotta per il potere. Il Principe, in quanto suprema istituzione e vertice della “piramide sociale”, deve possedere anzitutto autorità e astuzia, due virtù che gli consentiranno di mantenere il potere e garantire la stabilità e l’unità del corpo sociale e politico. A discutere dell’opera del grande teorico fiorentino ci saranno Carlo Galli, docente dell’Università di Bologna, Jean Luis Fournel, docente a Paris-VIII Sorbonne e molti altri eminenti studiosi. La giornata di studi è promossa dall’Università di Siena, con la collaborazione della Fraternita dei Laici e il sostegno di Banca Etruria. Perché, ancora oggi, fermarsi a discutere de “Il Principe”? La classicità del pensiero di Machiavelli consiste nella sua attualità: un concetto all’apparenza paradossale, questo, che presuppone la capacità insita in un’opera di non tramontare, nonostante il divenire storico. Dunque, “Il Principe” non soltanto è l’opera in cui si trova la prima teorizzazione strutturata del concetto di “Stato moderno”, ma è anche un’opera capace di fornire ancora risposte profonde a interrogativi sempre attuali. La gestione del potere politico, ai nostri giorni, è soggetta a una transizione profonda e ad una crisi che mette in luce le mote contraddizioni della struttura stessa dello Stato Moderno. Dietro alla figura del Principe, così come lo descrive Machiavelli, si annida in realtà il forte desiderio di costituire un potere politico capace di garantire stabilità, benché alla base di questo disegno vi sia quel processo di accentramento del potere che ha portato alla nascita dello Stato Moderno. Un processo –quello della nascita dello Stato- che consiste proprio nel passaggio da una “struttura politica politeistica”, ad una “struttura politica monoteistica”, in cui il vertice è uno e solo uno. Ma, dietro al disegno politico de “Il Principe”, si annida una volontà Repubblicana, volontà che costituisce il prototipo del “concetto di democrazia” che poi Rousseau svilupperà. Quindi, benché all’apparenza Machiavelli sembri un pensatore “integrato nel potere”, all’interno della sua teorizzazione si svelano in realtà già i germogli per una “svolta democratica”, infatti, il concetto di “democrazia”, non può prescindere dal concetto di “Stato”.  Benchè l’impostazione di Machiavelli dia la priorità alla coincidenza personalistica tra Stato e Principe, questo pensatore ha aperto le porte a quella concezione del potere politico che, a partire dall’idea di “Stato”, si spinge fino al concetto –che è alla base della democrazia- dell’unitarietà articolata del potere. Discutere oggi di Machiavelli, dunque, è quanto mai attuale. Il nostro presente, infatti, ci pone davanti a delle scelte radicali legate alla crisi valoriale, e di conseguenza politico-istituzionale, che stiamo vivendo. E nessuna crisi è superabile se, allo sguardo sul futuro, non si unisce un’attenta e approfondita lettura e rielaborazione del passato.

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