Qualche tempo fa ipotizzammo un effetto “Full Monty” su Arezzo e la sua provincia. Le vertenze che ogni giorno hanno riempito le pagine dei giornali e che sono tutt'ora accese, vedi Beltrame, ci hanno indicato che la strada della deindustrializzazione con effetti collaterali inevitabili è iniziata, forse non in maniera così devastante ma comunque iniziata. A fronte di attività che chiudono e riaprono, a difficoltà evidenti dettate dalla crisi, ci sono anche realtà che vanno bene ( Prada, Power One, Ceia per citarne alcune). Tante però sono le mine vaganti per il settore, a cominciare dalla crisi che “In Toscana – ha detto il presidente Rossi – ha morso meno che da altre parti”, per arrivare al lavoro nero e al mancato rispetto della sicurezza piaghe combattute senza sosta dalle forze dell'ordine e dalla direzione territoriale del lavoro che alla lunga incidono sul mercato. Ci sono le nuove tecnologie che hanno messo in ginocchio, per esempio, il settore radiotelevisivo a fronte di un “selvaggio West” in rete. E c'è la carenza cronica di denaro per la cig, la cassa integrazione in deroga. “Aspettiamo il finanziamento del governo, ha detto Rossi nella medesima occasione – se non arriva un vero esercito di lavoratori non vedrà rifinanziata la cassa”. Adesso il governo c'è, che faccia la sua parte

