Partecipa a Arezzo Oggi

Sei già registrato? Accedi

Password dimenticata? Recuperala

La recensione: "Viva la libertà" di Roberta Maggi

Libertà cercasi...

Condividi su:

Scontato, forse, ma inevitabile nel caos post-elezioni parlare di un film sintomatico come quello di Roberto Andò, “Viva la libertà”, uscito nella sale troppo poco prima che fossimo chiamati alle urne. Non è di politica che si tratta qui, ma di cinema. E questo cinema è ciò di cui dovremmo andare fieri come italiani. Grazie a un immenso Toni Servillo, Andò crea la storia stuzzicante di uno scambio di ruoli servendosi dell’escamotage del fratello gemello, a richiamare quella commedia degli equivoci che tanta parte ha avuto nella cultura dello spettacolo, dalla Commedia dell’Arte in poi, nella nostra cultura, ma in una chiave totalmente moderna, quasi esistenziale, dove il tema si poggia su una base di realtà politica purtroppo contingente. É in questa originale, brillante rilettura cinematografica che la pellicola non assume quei tratti provinciali di cui siamo troppo spesso capaci. La pulizia della sceneggiatura, la recitazione degli attori - insieme a Servillo,  Valerio Mastrandrea, Anna Bonaiuto, Michela Cescon e Valeria Bruni Tedeschi comprimari in un concerto di altrettanto bravi interpreti di secondo piano - lo rendono moderato, raffinato, elegante. Se il richiamo esplicito, critico, polemico sulla nostra realtà politica, di un partito in particolare del nostro paese è evidentissima, allo stesso tempo non inficia l’efficacia del film nel farsi universalmente valido, proprio perché è cinema ben fatto, calibrato, artisticamente ragionato. Che cos’è la libertà? Prima di tutto è quella di pensiero, che si può trovare lontano dai condizionamenti, quelli del sistema, delle strutture, degli apparati, dei legami degenerati, alla ricerca di se stessi e delle proprie emozioni. Da qui nasce la storia di un viaggio di purificazione che il protagonista, uomo politico di spicco ma in crisi di idee e di seguito, compie verso un altro paese, verso un amore del passato che lo traghetta alla ricerca di se stesso com’era, per ritrovarsi libero, più rilassato, sciolto, riacquisendo attenzione, apertura, distensione. Viaggio che gli permette di ripartire dal basso, di partecipare alla costruzione di qualcosa, come un “qualunque” aiuto-attrezzista della troupe di un film. Lo spazio e la situazione che ha lasciato si aprono al suo gemello che per sua natura è meno adattabile e plasmabile - altrimenti definito sofferente di mente - che viene intercettato e reclutato per non svelare la sparizione del fratello. Una volta istruito e redarguito, tuttavia egli dimostra di rimanere fuori controllo, guidato solo dalla sua carica emozionale nutrita di grande cultura, di amore per l’arte, per la poesia, per la musica, grazie alla quale risveglia l’interesse dell’elettorato e del pubblico in generale. Ciò che l’uomo crea dal suo profondo, donandolo in forma di arte può essere la partenza di una fascinazione che dovrebbe rendere migliore il mondo; avere la personalità e il coraggio di comunicare fra e con la gente, toccando le corde dei sentimenti più autentici, questo può essere una partenza per contrastare chi entra nella mente tramite le tv inculcando valori sempre più miseri e poveri che vedono solo nel facile successo, nell’estetica dell’omologazione e nel possesso materiale la felicità. La felicità è il bagno solitario in piscina alla luce della luna, il bacio di una bimba, i passi di tango, una poesia di Brecht usata come comizio finale. Sembra tutto così irreale ma la libertà riposa su questa bellezza. Altrimenti è solo compromesso che non scalda più i cuori, lontano dalle coscienze.

Condividi su:

Seguici su Facebook