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La recensione: "La cuoca del presidente"

All'interno tutti i titoli in sala da "Il lato positivo" a "Il grande Oz"

a cura della Redazione
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Una commedia elegante e raffinata come solo i francesi sanno fare. “La cuoca del presidente”, in cartellone all’Eden racconta la storia di Danièle Delpeuch che tra l'88 e l'89 fu la chef personale di François Mitterrand. Il nome nel film è cambiato ma le scene sono state girate davvero all’Eliseo e nel ruolo del presidente c’è Jean D'Ormesson, celeberrimo scrittore e giornalista francese, pare l’ultima persona con la quale Mitterand ha parlato prima di morire. Il film di Christian Vincent, cineasta appassionato di cucina, si articola su due piani senza alcun narratore esterno. Hortense (Daniele) in un’isola dell’Antartide dove vive da un anno e la sua vicenda umana e professionale all’Eliseo. I due piani si scambiano senza però che lo spettatore faccia alcuna fatica per seguire la trama del racconto. Da una parte vediamo la vita rude della cuoca in Antartide nel momento in cui festeggia il suo ritorno in Francia, dall’altra quella patinata e faticosa del lavoro all’Eliseo tra invidie e piccoli dispetti. Particolarmente bello il rapporto con il presidente, fatto di fugaci ma teneri momenti di relax. Molto interessante l’excursus sulla cucina francese che il film regala, così ricca di sapori che giustamente la cuoca vuole riportare all’origine. Un lavoro corretto e gradevole, arricchito dalla presenza di Catherine Frot bella ed elegante, altera e distaccata come il personaggio impone, capace però di entusiasmarsi di fronte ai sapori di una cucina che sta piano piano perdendo il senso di una tradizione importantissima. Un film da vedere, magari a stomaco pieno….

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