Due film in uno, come diceva una volta la pubblicità? Paghi uno prendi due. Ebbene “Effetti collaterali” ha proprio questa connotazione. Inizia come un film di protesta contro le multinazionali farmaceutiche, la loro bramosia di denaro anche a costo della vita dei pazienti. Poi, come d'incanto, si evolve in un giallo dove le multinazionli non c'entrano nulla. E proprio per questo lascia in bocca il sapore dell'occasione perduta. In “Erin Brokovich” Soderbergh era andato dritto fino al cuore del problema, qui si ferma prima, quasi timoroso, affidandosi poi a una fotografia elegante e patinata e alla verve di Jude Law per costruire un lavoro godibile ma assolutamente primo di nerbo. Peccato. L'idea di partenza quella che parte dalla domanda “può una pasticca cambiare la vita?” era di estrema attualità. Poi al regista sono venuti a mancare coraggio e voglia e l'effetto finale di “Effetti collaterali” che gioca nel titolo su due specie di effetti collaterali, non è quello che tutti si attendevano. Dicevamo degli attori. Se Jude Law, in particolare stato di grazia, regge da solo tutto il film con un'interpretazione convincente, vissuta e concentrata, Catherine Zeta Johns, molto invecchiata, è assolutamente priva di incisività e regala involontariamente momenti di comicità. Senza infamia e senza lode Rooney Mara e Channing Tatum. La prima troppo Lisbeth Salander, il secondo troppo in superficie.
Giudizio **
* si può anche non vedere ** vedibile *** buono **** da non perdere

