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La recensione: "Blood" colpe e pentimenti sullo sfondo della costa inglese

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a cura della Redazione
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L'ambientazione di “Blood” avvolge immediatamente grazie anche alla splendida fotografia di George Richmond. Siamo tra l'isola di Hilbre e la penisola di Wirral in Inghilterra, clima piovoso, luce bluastra, skyline sfumato tra l'azzurro e la foschia a fare  da scenario all'ondeggiare della coscienza del protagonista, ora deciso a dire la verità, ora determinato a nasconderla, insabbiarla appunto. Quel luogo aspro, quasi ostile all'uomo è il palcoscenico dove si muovono i protagonisti della vicenda che scaturisce dalla morte di una ragazza per risalire ai dubbi della coscienza e ai conti che questa obbliga a fare con se stessi. Protagonisti sono i fratelli poliziotti Fairbum, due solidi Paul Bettany e Stephen Graham. Accanto a loro si muove un ottimo Mark Strong, malinconico e duro come il paesaggio che arriverà a scoprire la verità. L'intelaiatura a volte è debole, come la sceneggiatura, ma la storia tratta da una nota serie tv, colpisce al cuore e costringe lo spettatore a provare gli stessi tormenti dei protagonisti. Un dramma sulla colpa, sui legami familiari ingombranti ( tutto deriva dalla durezza di papà Fairbum) e sulla certezza che al destino non si può scampare.

 

 Giudizio ***

* si può anche non vedere ** vedibile *** buono **** da non perdere

 

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