Leggere l'ultimo libro di Dan Brown “Inferno” fa venire in mente quante occasioni si perdano ad Arezzo. Il perchè è presto detto. Dante a parte, gran parte del volume è incentrato su Giorgio Vasari e le sue capacità di architetto e pittore oltre che di storico dell'arte. Il che dimostra quanto gli americani amino la nostra arte rinascimentale e quanto siano disposti a venire in Italia per ammirarla. Ad Arezzo, questa estate, era aperta presso la casa dove Vasari è nato: "Giorgio Vasari, la casa, le carte, il teatro della memoria” ovvero una mostra che dava la possibilità di conoscere da vicino l'eclettico personaggio aretino. Eppure se n'è avuta poca notizia. Ad Arezzo sono presenti, oltre che la casa, testimonianze importanti di Vasari come le Logge. Sotto questo aspetto c'era anche l'occasione di legarle ad “Icastica” in un connubio che potesse captare le attenzioni dei turisti. Tutto però ci pare l'ennesima occasione perduta. Ci si perde spesso in dispute con la vicina Cortona a cui Arezzo non ha nulla da invidiare e non si valorizza ciò che si ha. Basterebbe concentrarsi un poco e pensare che americani e giapponesi, turisti ambiti perchè disposti a spendere attualmente assenti dal contesto locale, con cosa si richiamano? Esattamente con i grandi maestri del Rinascimento italiano di cui Arezzo, da Piero a Vasari, abbonda. E allora, perchè scervellarsi nel trovare veicoli di promozione complicati e spesso elitari, se creando un piccolo evento intorno ai nostri capolavori, magari ben pubblicizzato, si possono attrarre turisti? Dispiace pensare che Arezzo ha così tanta storia che spesso, per prima, non valorizza.

